VERSO IL JOB PLACEMENT: UBES accorcia le distanze fra Università e mondo del lavoro.

IMG-20181128-WA0002 buonAncora oggi il mondo del lavoro e quello universitario sembrano essere due realtà incompatibili, molto distanti tra loro. Frequentemente, le imprese hanno accusato l’Accademia di aver trascurato le esigenze emergenti negli ambienti lavorativi. Fortunatamente, qualcosa sta cambiando. USiena Business & Economics Society è parte attiva di questo cambiamento ed è proprio per questo che Venerdì 23 Novembre ha avuto il piacere di accogliere nel plesso di San Francesco Gianluca Russo, Key Account Developer della regione Italia presso Barilla Group e Marzia Russo, Marketing and Sale Analyst in FCA.

I due fratelli, entrambi ex studenti della Facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” dell’Università degli Studi di Siena, si sono inseriti con successo in realtà aziendali molto importanti e, attraverso un’analisi delle loro esperienze professionali, riferiscono quali sono stati i punti di forza che hanno contribuito al raggiungimento dei loro obiettivi.

Cosa richiede oggi il mondo del lavoro?

“Il risultato accademico non è tutto, ma è fondamentale”. Questo è quello che affermano entrambi senza giri di parole. Le grandi aziende ricevono migliaia di candidature al giorno, i colloqui sono sempre più selettivi e ricercano persone competenti e qualificate con curriculum internazionali. Durante la fase di selezione i competitors sono molto agguerriti, in particolar modo coloro che provengono da istituti privati il cui nome è sinonimo di eccellenza.

“Io confido molto nell’Università pubblica. Informatevi! Siena offre molte opportunità ai propri studenti ma sta a voi saperle sfruttare” asserisce Marzia che, dopo un Erasmus in Svezia e un semestre di studio in Giappone, crede fermamente nei vantaggi che queste esperienze donano a chi possiede il coraggio di partire. La mobilità non contribuisce solamente alla costruzione di un percorso formativo diversificato ma permette anche di potenziare la conoscenza delle lingue straniere e di sviluppare capacità specifiche valutate positivamente dai reclutatori (adattabilità e flessibilità,  consapevolezza interculturale, autogestione …).

La concorrenza, non più meramente europea ma globale, ha spinto le grandi aziende ad aumentare le proprie aspettative nei confronti degli aspiranti in corso di valutazione. Oltre ad una carriera accademica puntuale, alla conoscenza di una seconda lingua e alle competenze basiche di utilizzo degli strumenti informatici essenziali, lo stage ricopre un ruolo fondamentale. L’interesse verso il mondo del lavoro prima della conclusione del ciclo accademico darà precedenza al candidato e ne favorirà l’inserimento nell’ambiente aziendale.

Come reagire alle domande inaspettate?

Durante i colloqui è facile imbattersi in domande stravaganti che possono intimidire o generare panico in chi è chiamato a rispondere. Quante lavatrici sono state cambiate quest’anno in Italia? Quante monete da 1 cent. entrano in una stanza? Quanto pesa un Boeing 737 vuoto? Difficilmente qualcuno sarà in grado di fornire un numero esatto e questo lo sa bene anche chi ha posto la domanda. Naturalmente, i selezionatori non sono interessati alla soluzione ma alla reazione e alla strategia risolutiva che il candidato adotta di fronte ad un tale interrogativo.

In qualsiasi situazione la sincerità (non ingenuità) e la spontaneità verranno sempre premiate, soprattutto di fronte a quesiti di interesse personale, caratteriale e attitudinale.

È facile trovare la propria strada?

L’inserimento iniziale nel mondo del lavoro è tutt’altro che semplice, talvolta disorientante. Può trascorrere molto tempo e centinaia di candidature prima di ricevere una sola risposta. Le prime esperienze possono rivelarsi deludenti o semplicemente incompatibili con la nostra personalità.

“Consulenza, mondo del lusso e largo consumo. Adesso, da 4 anni sono in Barilla e mi sono innamorato dei valori che l’azienda mi trasmette ogni giorno ma prima di trovare questa collocazione ho dovuto girare per capire cosa volessi fare” asserisce Gianluca. Le scelte sbagliate e i momenti infelici sono all’ordine del giorno ma Umiltà, Curiosità e Passione possono aiutare chiunque a superare qualsiasi difficoltà di percorso. L’ambizione e la fermezza nel proseguire i propri scopi sono necessarie per la costruzione di una carriera gratificante con  la consapevolezza che si può sempre migliorare, la fame continua di conoscenza, il vivissimo entusiasmo e amore per ciò in cui crediamo dovranno sempre superare la brama di vincere.

Annalisa Pancani

 

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Una vita da HR Manager!

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Un altro anno accademico è iniziato con un importante evento che si è tenuto venerdì 26 ottobre nell’aula “Franco Romani” nel polo didattico San Francesco. Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di ospitare Paola Teodori, Responsabile Servizio Sviluppo e Selezione Risorse Umane di Banca Monte dei Paschi di Siena.

Nata nel 1472, il Monte dei Paschi di Siena è la più antica banca del mondo ancora in attività ed è uno dei principali gruppi bancari italiani. Negli anni ha saputo mantenere il suo posizionamento, ricordandosi sempre delle sue antiche radici e tradizioni.

Come ha sottolineato Paola Teodori l’organizzazione della Banca è molto articolata e rappresentata da numerose aree e ambiti: commerciale, finanziaria, legale e  risorse umane. Questo permette alla Banca di essere presente in modo capillare su tutto il territorio nazionale.

In particolare, il Servizio di cui è Responsabile Paola Teodori ha due anime: la funzione di Selezione e quella di Sviluppo. Se da un lato è importante la selezione dei candidati in ingresso, dall’altro, risulta fondamentale conoscere la propria popolazione aziendale e valorizzarla in ottica di sviluppo. In questo contesto, Paola Teodori ha sottolineato l’importanza delle dieci soft skills individuate dal World Economic Forum e del loro allenamento o sviluppo: “Ognuno di noi possiede ognuna delle dieci capacità, solo che alcune sono già fortemente espresse e particolarmente visibili, altre sono meno evidenti e possono essere allenate”. Le soft skills sono quindi fondamentali per la nostra attività lavorativa, ma anche per la nostra quotidianità in generale, ci caratterizzano e permettono di differenziarci. In una banca come Monte Paschi risultano importanti il pensiero critico, il lavoro di gruppo e l’intelligenza emotiva, ma anche la determinazione, la proattività e l’organizzazione. Ovviamente, ognuna non è disgiunta dalle altre, anzi, devono fondersi per potersi potenziare l’una con le altre.

Durante il dibattito finale, Paola Teodori ha avuto modo di condividere alcuni preziosi consigli che possono essere utilizzati sia durante un colloquio sia in fase di stesura di un Curriculum Vitae: essere sempre sé stessi, porre molta attenzione alla veridicità e all’appetibilità dei dati immessi nel curriculum con particolare riguardo alla social reputation.

“Io ho avuto grandi opportunità che mi sono state date ma ho messo in pratica delle capacità che mi hanno sempre caratterizzato: la determinazione, la proattività, la curiosità di capire e apprendere e la resilienza”. Paola Teodori

Guido Tanzarella

 

Sotto l’ombrello della Sharing Economy

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Giovedì 16 novembre, la riunione settimanale dei soci si è improntata sulla Sharing Economy. Il tema in questione è divenuto un modello di business che, abbattendo le barriere geografiche, viene inteso per facilitare peer-to-peer markets, ovvero la messa in commercio di beni, servizi e capacità possedute dai consumatori stessi. Essi possono così “capitalizzare” in qualche senso le proprie conoscenze e possedimenti. Nel corso della presentazione sono state analizzate le principali caratteristiche, l’evoluzione del fenomeno, i principali settori ed infine i problemi che si innescano quando si parla di questa nuova forma di economia.

La sharing economy si basa su dei principi cardine quali la socializzazione e la condivisione che si presentano come delle alternative ai sistemi tradizionali di mercato: essa infatti si è affermata come nuovo modello di economia per rispondere alle sfide imposte dalla crisi. Si parla, dunque, di relazioni orizzontali tra persone. Sono presenti tuttavia anche altri fattori macroeconomici che hanno trainato questa strabiliante crescita. Ovvero, da un lato la crisi economica del 2008 che causa una crescente sfiducia nei confronti delle aziende ed in aggiunta l’aumento della disoccupazione e la diminuzione del potere d’acquisto che hanno favorito la tendenza dei consumatori a risparmiare sulle spese e a ricercare fonti di reddito supplementari. La sharing economy è per questi motivi il promotore di cambiamenti culturali ed in ciò rientrano le preoccupazioni in materia ambientale. Preoccupazioni quali: la riduzione dello spreco, la transizione verso un’economia più rispettosa dell’ambiente, la condivisione di attività sottoutilizzate, l’insufficiente mutuazione reciproca. Si tratta ormai di un fenomeno globale in continua espansione ed evoluzione, che è entrato a far parte della nostra realtà e ad oggi conta migliaia di diverse possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni.

Attraverso un sistema di rating e feedback degli agenti che permette di creare un sistema, basato sull’esperienza e la fiducia, infatti, ad oggi si può condividere praticamente di tutto: cose, competenze, denaro e tempo.

Di seguito, vengono riportati alcuni dei settori analizzati in cui la sharing economy risulta essere particolarmente popolare e di successo. Iniziando col settore dei trasporti, sono stati sottoposti i casi di Bla Bla car, Uber e Lyft i quali, offrono servizi di car-sharing o car-pooling. Infatti, per chi non preferisce utilizzare i mezzi pubblici o non volesse viaggiare da solo è possibile condividere il viaggio con altri passeggeri. Parimenti noto è il settore dell’ house sharing. A tal fine, sono nate grandi piattaforme che permettono di condividere la propria abitazione. Esempio lampante è il portale online Airbnb che mette in contatto persone in cerca di un alloggio con prossimi che dispongono di uno spazio extra da fittare, generalmente privati. Gli annunci includono sistemazioni varie: da stanze private, a igloo, passando per ville, barche e castelli. Proseguendo col settore della Conoscenza, si sono sviluppate piattaforme come La Khan Academy: organizzazione educativa senza scopo di lucro creata nel 2006 da Salman Khan, ingegnere statunitense, che ha lo scopo di offrire servizi, materiali e tutorial gratuiti per l’istruzione e l’apprendimento a distanza attraverso tecnologie di e-learning. Ancora è importante citare Wikipedia, una enciclopedia collaborativa di libero accesso disponibile grazie al contributo di volontari in 280 lingue. E molti altri ancora come Hello talk: un’applicazione che permette l’insegnamento e l’apprendimento di lingue o i TED talks che si occupano di condivisione di idee. Ovviamente la condivisione non poteva non incidere in ambito finanziarioDi fatti, il meccanismo conosciuto con il nome Crowdfunding (finanziamento collaborativo) nasce con l’intento di dare l’opportunità a piccole imprese o startup di iniziare la loro attività tramite il finanziamento proveniente da una grande folla (crowd) di soggetti in cambio di titoli o altre benefici.

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Con lo scorrere del tempo però, il significato e l’ambito di applicazione di questo nuovo modello di economia si è andato via via evolvendo e ampliando, rendendo difficile dare una definizione univoca del fenomeno. A causa dell’ampiezza di applicazione, spesso nascono delle incertezze e delle problematiche. Innanzitutto, quando si parla di sharing economy bisogna chiedersi se tutti le applicazioni siano perfettamente uguali o bisogna fare in modo che nasca una distinzione tra i piattaforme che si prestano alla mera condivisione come CouchSurfing (servizio gratuito di scambio di ospitalità) e altri che prevedono il pagamento di quote ad esempio AirB&B per i servizi offerti. In termini tecnici, infatti la seconda viene identificata come “rental economy” però in mancanza di una chiara conoscenza concettuale sorgono non pochi dubbi, soprattutto quando si parla di regolamentazione. Tutti limiti che finiscono per far confusione con meccanismi che utilizzano la scusa di un’economia di condivisione col fine di creare un ambiente favorevole alla nascita di veri e propri business. I business in questione sono dei sistemi di reintermediazione in cui la regolamentazione, la tutela ai lavoratori e dei consumatori è quasi assente. A sostegno di questa affermazione ci sono varie proteste, come quella dei tassisti di Uber, e anche studi che ad esempio vanno ad evidenziare comportamenti razzisti. Infine parlando in ottica finanziaria le start-up che permettono l’intreccio di queste relazioni incontrano delle difficoltà nel nostro paese. In Italia, infatti, anche le idee più innovative e utili, incontrano non poche difficoltà sul finanziamento, privato o pubblico che sia.

In conclusione, bisogna poter guardare alla sharing economy in tutta la sua totalità ed agli enormi benefici che potrebbe apportare, cercando di non incappare in quei circoli viziosi che fanno nascere solo nuove strade per poter trarre profitti personali a discapito della società. La sharing economy ci mostra che possiamo trovare soluzioni in grado di migliorare la propria condizione e dare maggiori opportunità ai nostri pari.

 

A cura di

Simona Pascucci

Martina Polemi

Anna Sequi

Francesco Vertuccio

La metamorfosi dell’industria musicale nell’era del digitale

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Nell’ultimo ventennio il mercato della musica ha subito radicali mutamenti, dettati in parte dal continuo affermarsi di nuovi supporti, o device, i quali hanno riformato definitivamente il modo di creare, diffondere ed ascoltare musica, ed in parte dai cambiamenti nelle abitudini di consumo e nell’approccio ai contenuti multimediali da parte degli utenti.

La storia è quella di un’industria che vide le sue origini nel lontano 1877, quando Thomas Edison, con l’invenzione del fonografo, rese l’ascolto accessibile senza il bisogno di una performance dal vivo. La successiva introduzione del grammofono diede inizio all’era del vinile. Quest’ultimo fino agli anni settanta fu il più diffuso supporto per la riproduzione audio di materiale pre-registrato, insidiato negli anni ottanta dall’arrivo sul mercato delle musica cassette, a loro volta sostituite, negli anni novanta, dal Compact Disk (CD) che attualmente ricopre ancora un’importante fetta dei ricavi dell’industria discografica mondiale.

Nel 1995 venne ideata, con l’obiettivo di codificare uno standard globale per la riproduzione di file audio, l’estensione Mp3. Le implicazioni di questa innovazione per l’industria musicale assunsero proporzioni enormi e impreviste: iniziò così l’era del P2P (Peer to Peer) file sharing e soprattutto della pirateria online, la quale ebbe un impatto devastante sui mercati e sui fatturati delle principali etichette discografiche. Secondo un rapporto dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) del 2013, i ricavi annui dell’industria subirono una contrazione superiore al 45% nel periodo 2001-2013, passando da 27,6 miliardi di dollari nel 2001 a “soli” 15 alla fine del 2013.

La rivoluzione digitale dell’industria musicale , in ogni caso, ha raggiunto il suo punto più alto con l’avvento degli smartphone, i quali hanno concretamente rivestito il ruolo di “distruzione creatrice” per quanto riguarda i supporti, e al contempo hanno stravolto i comportamenti di consumo degli utenti, sempre più interessati ad accedere ai contenuti piuttosto che a possederli.

Amazon Music And Spotify

La risposta più adatta ad assecondare questa nuova esigenza di consumo è stata data dallo Streaming che ha reso la musica democratica, accessibile e sempre disponibile. La nascita di piattaforme di music streaming, come ad esempio Spotify, ha contribuito a contemperare gli interessi dei vari players: le Majors hanno introiti derivanti dall’ascolto di file musicali (seppur più bassi rispetto ai margini precedenti); gli utenti possono ascoltare la musica quando e dove desiderano, in modo legale e a prezzi contenuti; i musicisti hanno la possibilità di raggiungere un pubblico vastissimo senza fatica.

Da non sottovalutare è anche come queste piattaforme stiano contribuendo a mitigare il fenomeno della pirateria: uno studio della Commissione Europea rivela come ad ogni 47 ascolti in streaming corrisponda un download illegale in meno.

Dopo 15 anni consecutivi di calo, nel 2016 il mercato musicale si è consolidato ed ha raggiunto un valore di quasi 16 miliardi, registrando, secondo il Global Music Report 2017 diffuso da IFPI, una crescita del 5,9%, che corrisponde alla performance migliore da quando IFPI tiene il monitoraggio del mercato (1997).

Questo secondo anno consecutivo di crescita ha visto lo streaming come protagonista (+17,7% con ricavi pari a 4,6 miliardi di dollari) per quanto riguarda il mercato digitale; mentre i ricavi dalla vendita del fisico sono calati (-7,6%) insieme a quelli provenienti dal download (-20,5%), nonostante i due segmenti continuino ancora a rappresentare un’offerta significativa.

A ben vedere, l’attesa e tanto sperata crescita di questa industria ha seguito anni di investimenti ed innovazioni per le case discografiche, impegnate nello sforzo di creare un mercato musicale digitale dinamico e robusto, e di adattare i propri modelli di business a quello che è un mercato in cui la tempestiva disponibilità dei contenuti è ormai divenuta di fondamentale importanza.

 

A cura di

Francesco Vitale

La nuova frontiera della banca: private banking e wealth management

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Non c’era modo migliore di aprire l’anno accademico se non con l’incontro, tenutosi il 18 ottobre nel polo didattico di San Francesco, in cui è intervenuto Emilio Vasciminno, Private Banker e Wealth Manager.

È indubbio che il ruolo delle banche si sia radicalmente trasformato ed anche lo stesso rapporto con il cliente ha subito ampie modificazione. La banca è cambiata!

Come ha sottolineato il Dottor Vasciminno, essa non si occupa più solo di raccogliere il risparmio ed impiegare il capitale ma anche di vendere servizi. Ruota intorno al servizio che fornisce al cliente ed è forse per questo motivo che anche il rapporto con esso si è modificato. Questa trasformazione genera in molti diffidenza e spesso viene vista come un ente intento solo a fare i propri interessi.

Lo strumento più usato nelle banche sono i derivati. Il derivato, in Finanza, è un contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario. Le sue principali funzioni sono quella di copertura, arbitraggio e speculazione. Attraverso l’asset allocation si arriva alla costruzione di un portafoglio bilanciato che riesce ad avere la massima copertura dei rischi.

Il private banker è un banchiere privato; cerca di capire quello che sta per accadere alla sfera delle entità economiche che conosce, prima che accada, arrivando prima della concorrenza. Avere l’informazione prima vuol dire bruciare gli altri o non entrare in un business se non è profittevole.

Il private banking è costituito da servizi bancari, d’investimento ed altri servizi finanziari forniti dalle banche a persone con un patrimonio netto elevato, con alti livelli di reddito o beni considerevoli. Il termine “privato” si riferisce al servizio di assistenza al cliente reso su base più personale rispetto al servizio di vendita al dettaglio di massa, solitamente tramite consulenti bancari dedicati. Non si riferisce ad una banca privata, istituto bancario non incorporato.

Quindi, come ampiamente detto, non è solo una vendita di servizi, ma di vera consulenza!

Bisogna comunque ricordare che al concetto di private banking è associato quello di wealth management. La gestione della ricchezza è molto semplice. Dal punto di vista del soggetto benestante, la gestione patrimoniale è la scienza di risolvere/migliorare la propria situazione finanziaria. Dal punto di vista del consulente finanziario, la gestione patrimoniale è la capacità di un consulente o di un gruppo di consulenti di fornire una gamma completa di servizi e prodotti finanziari ad un cliente facoltoso in modo consultivo.

Dunque, il legame che si crea tra private banker e cliente è di fondamentale importanza. La fiducia che il consulente riesce ad instillare nel suo cliente produrrà nel lungo periodo ampi benefici per entrambi. Lo ha confermato anche il Dottor Vasciminno che ha inoltre concluso il suo intervento lanciando ai ragazzi un forte messaggio: “ABBIATE FAME!”

“Fame” intesa sia come volontà e sacrificio ma anche, dal lato inglese, come fama. L’importante è non arrendersi mai e vedere ogni raggiungimento di un obiettivo non come un punto di arrivo bensì come un punto di partenza.

 

A cura di

Guido Tanzarella

Leadership ed intelligenza emozionale

USiena Business & Economics Society

Venerdì 5 maggio, durante la consueta riunione settimanale di USiena Business & Economics Society, nel presidio di San Francesco, è stato dibattuto il tema: Leadership ed intelligenza emozionale.

Hanno portato a termine questa ricerca i soci: Gabriella Siciliano,Fabiola Fresca, Aaron Resch, Michele Giuggioli e Pasquale Buonadonna; ciascuno dei quali ha sviluppato una delle cinque competenze che compongono l’intelligenza emozionale.

La presentazione è stata sviluppata sugli studi portati a termine da due psicologi americani Daniel Goleman e Howard Gardner, i quali hanno dimostrato la correlazione tra intelligenza emozionale e le competenze sociali.

Ma cos’è l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni; permette quindi di avere relazioni più sane e raggiungere maggiori risultati lavorativi. Il termine è stato coniato nel 1990 dagli psicologi Salovey e Mayer. Daniel Goleman, divenne consapevole del loro lavoro e in poco più di 20 anni pubblicò il libro “Emotional intelligence”. In quest’opera spiega che il concetto tradizionale d’intelligenza individuato nel QI contribuisce per il solo 20% al successo nella vita, la restante parte invece viene attribuita all’intelligenza emozionale.

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Le competenze emotive individuate da Goleman e Gardner sono: Consapevolezza, Autocontrollo, Motivazione, Empatia, Abilità sociali.

La consapevolezza: secondo Daniel Goleman, è la principale competenza dell’intelligenza emotiva. Essere consapevoli significa essere capaci d’identificare le proprie reazioni emotive, riconoscere i pulsanti caldi che le scatenano e l’effetto che tali emozioni possono avere sui propri comportamenti. Le persone consapevoli, sono in grado di riconoscere la relazione tra ciò che provano e il modo in cui si comportano. Inoltre, hanno anche un buon senso dell’umorismo, credono in se stesse e nelle loro capacità e sono consapevoli del modo in cui sono percepite dalle altre persone.

L’autocontrollo: è la capacità di resistere alle tempeste emotive che possono scatenarsi dentro di te ed è uno degli strumenti più efficaci di cui puoi disporre. Chi possiede buone capacità di autocontrollo tende ad essere flessibile, ad adattarsi bene ai cambiamenti ed è anche capace di gestire conflitti e attenuare tensioni. Le persone in grado di autocontrollarsi in modo efficace raramente attaccano gli altri verbalmente o prendono decisioni precipitose o emotive. Inoltre saper gestire le proprie emozioni significa anche sviluppare un approccio più positivo nei confronti della vita.

Motivazione: le persone emotivamente intelligenti sanno come motivarsi per raggiungere i loro obiettivi, inseguono le loro passioni e sono anche in grado di motivare, influenzare e ispirare gli altri, molto importante quando si lavora in gruppo. Motivare le persone è un’arte ed è un po’ come vendere delle idee, utilizzando le migliori tecniche di persuasione. Chi è emotivamente intelligente è in grado di entrare in quello che gli psicologi chiamano stato di flusso. Una specie di stato magico in cui è in grado di accedere chi si appassiona veramente a qualcosa. Questo stato infatti arriva quando sei completamente immerso in un compito che ti piace fare, sei focalizzato sull’obiettivo e il tuo stato emotivo è assolutamente positivo.

L’empatia: è la capacità di leggere le emozioni negli altri e sapersi mettere nei loro panni. Va oltre il riconoscimento degli stati emotivi altrui, include anche il tipo di risposta che diamo a queste informazioni col risultato di cambiare il modo in cui si utilizza la comunicazione. Esistono due tipi di empatia: quella cognitiva associata alla capacità di assumere il punto di vista dell’altra persona per capirne ragionamenti (ad esempio durante una discussione); e quella emotiva, associata alla capacità di riconoscere e comprendere, spesso a livello intuitivo, le emozioni altrui cogliendo sottili messaggi non-verbali. Essere empatici consente alle persone di comprendere le dinamiche di potere che spesso influenzano le relazioni sociali, specialmente sul posto di lavoro. Nell’attuale contesto lavorativo in cui è richiesta una crescente sensibilità alle differenze tra culture per via della globalizzazione, l’empatia può giocare un ruolo determinante per il successo delle relazioni.

Abilità sociali: esse possono essere espresse come l’abilità nel gestire relazioni e costruire rapporti. Le persone con abilità sociali sono portate ad avere un’ampia cerchia di conoscenze. Hanno un metodo per trovare argomenti di conversazione con differenti tipi di persone, questo li agevola a costruire i loro rapporti. Infatti, le persone tendono a essere molto efficaci nel gestire relazioni interpersonali quando possono capire e controllare le loro emozioni e possono raggiungere una certa empatia con i sentimenti degli altri. Le persone con abilità sociali sono particolarmente portate per creare e guidare lo sviluppo di gruppi mettendo a frutto le loro doti empatiche. Sono anche esperti persuasori grazie alla loro consapevolezza, al loro autocontrollo e alla loro empatia. Le abilità sociali sono considerate una abilità fondamentale per un leader soprattutto se comparate con gli altri componenti dell’intelligenza emozionale; è intuitivo che un leader ha bisogno di gestire le relazioni interpersonali in maniera efficace: nessun leader è da solo su un’isola.

iq-plus-eq-equal-success-handwritten-whiteboard-60815287In conclusione, la volontà di sviluppare questo argomento è nata dalla necessità, per gli studenti che ambiscono a carriere manageriali, di consolidare, oltre ad una preparazione meramente accademica, una gamma di soft skill tra cui l’intelligenza emozionale. Quest’ultima, coerentemente alle dinamiche lavorative odierne, integra le capacità tecniche contribuendo a plasmare un manager che sia allo stesso tempo un leader riconosciuto e di successo.

A cura di

Pasquale Buonadonna

Gabriella Siciliano

Michele Giuggioli

Fabiola Fresca

Aaron Resch

 

Bitcoin tra vantaggi e criticità

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In occasione del consueto incontro tra i soci nel presidio di San Francesco, giovedì 18 maggio, Emilio Noce, Maria Giustiniano e Salvatore Virdis hanno parlato di Bitcoin, approfondendone il funzionamento, le innovazioni e le criticità.

Per capire il Bitcoin e le possibilità che esso rappresenta dobbiamo pensare a quanto la moneta digitale, bancomat e carte di credito, abbiano  rivoluzionato il mondo dei pagamenti, cambiando definitivamente l’idea di transazione di denaro tra soggetti, imprese e stati.

Nell’era contemporanea la moneta cartacea viene sempre più sostituita dalla moneta elettronica. Esempi di moneta elettronica sono i servizi di “internet o phone banking”, le carte di credito e le carte di debito emesse da società finanziarie, banche o istituti di credito.

Negli ultimi anni, molte sono state le iniziative volte a creare una moneta virtuale che avesse validità solo su internet, utilizzando la rete come unico canale in cui svolgere transazioni economiche senza passaggio fisico di denaro. È probabile che dietro queste iniziative vi sia l’intenzione di eliminare, con il tempo, la “materialità” del denaro.

Seppur elettroniche, le carte di credito e debito sono emesse da società che operano nel mondo reale, quindi, sottoposte alle leggi che ogni nazione ha stabilito per attività finanziare e bancarie. Il campo d’azione è differente per le società che gestiscono moneta elettronica, le cui transazioni si svolgono in un cyberspazio che non risente di limiti geografici attraversando i confini delle diverse nazioni con facilità e con l’immediata conseguenza di un’assenza di normazione per i trasferimenti della cyber-moneta.

Come funziona il Bitcoin?

Ciò che lo contraddistingue da un qualsiasi asset finanziario, o comunque da una semplice moneta virtuale, consiste nell’innovazione tecnologia che ne scandisce il funzionamento.

All’ampia libertà di movimento si affianca un innovativo meccanismo di sicurezza che sfrutta complessi algoritmi matematici al fine di ordinare in modo lineare e cronologico l’intero insieme delle transazioni. Attraverso tale tecnologia, denominata Blockchain, le attività di compravendita vengono raggruppate all’interno di blocchi protetti da una combinazione matematica; tale combinazione ha lo scopo di ricreare un preciso ordine temporale, al punto che ognuna di esse contenga un preciso riferimento crittografico alla combinazione del blocco precedente. Il Blockchain è senza dubbio una delle più importanti innovazioni introdotte dal Bitcoin, dato che contiene una prova concreta di tutte le transazioni effettuate in rete che abbiano mai interessato la valuta virtuale.

Le transazioni avvengono in modo del tutto anonimo; per ogni investitore che partecipa alla rete Bitcoin vengono generate un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografate, distinte in chiavi pubbliche e private, ossia sequenze casuali di caratteri e cifre lunghe in media 33 caratteri. Mentre quelle pubbliche sono le chiavi necessarie per la ricezione e l’invio di tutti i pagamenti, le private si rendono indispensabili per poter autorizzare ogni singola operazione. Il sistema Bitcoin prevede la possibilità di creare coppie di chiavi differenti per ogni singola transazione, aiutando a preservare l’identità di ogni utente. La tutela dell’anonimato ha talvolta giocato a favore e facilitato attività di finanziamento di traffici illeciti o riciclaggio, trasformando spesso il Bitcoin nell’indiscusso protagonista del mercato nero del web.

Non vi è attualmente alcuna autorità che le controlla, pertanto non c’è una gestione di tipo “centralizzato” come avviene nelle Banche centrali di tutto il mondo. Queste proprietà uniche nel suo genere, differenziano la criptovaluta dai sistemi di pagamento elettronico tradizionale.

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Ma a chi deve la sua diffusione?

L’inventore ufficiale del Bitcoin è Satoshi Nakamoto, anche se in realtà questo nome risulta essere uno pseudonimo usato in rete e la vera identità del creatore del Bitcoin è tuttora sconosciuta.

Nel novembre del 2008 Satoshi Nakamoto pubblicò il protocollo Bitcoin. Nel 2009 ha distribuito la prima versione del software e successivamente ha contribuito al progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori, per poi ritirarsi dalla comunità di Bitcoin nel 2010. L’ultimo contatto da parte di Satoshi Nakamoto è stato nel 2011, quando dichiarò di essere passato ad altri progetti e di averlo lasciato in buone mani con Gavin Andresen.

Nel dicembre 2015, due articoli d’inchiesta pubblicati da Wired e Gizmodo, affermavano che il creatore fosse Craig Steven Wright, imprenditore australiano. Nel giro di poche ore, sono state effettuate perquisizioni nella casa e nell’ufficio di Wright da parte della polizia federale australiana ma non fu trovata nessuna prova in grado di dimostrare con certezza il legame di Wright con Bitcoin.

Il 2 maggio 2016, Craig Steven Wright ha pubblicamente dichiarato di essere Satoshi Nakamoto, rivelando la sua identità alla BBC, al The Economist ed a GQ. Al fine di dimostrarlo, ha firmato un messaggio con la chiave di crittografia privata associata alla prima transazione in Bitcoin. Ciò nonostante, la validazione di questa firma venne contestata in quanto, secondo il parere di molti esperti, questa si riferisce al secondo blocco e non al primo creato.

Il 4 maggio, Wright ha promesso di pubblicare ulteriori prove per dimostrare la sua identità; il giorno successivo, però, ha cancellato tutti i post sul suo blog e con una nota intitolata “I’m sorry” ha dichiarato di essere pronto a farlo ma di non averne il coraggio, concludendola con un “arrivederci”.

Ad oggi, quali criticità presenta questo strumento?

Nel maggio di quest’anno, l’attacco informatico da parte di un malware ha posto l’attenzione sui veri beneficiari di questo servizio.

WannaCry che sta per WanaCrypt0r 2.0, è il nome del malware utilizzato dal gruppo di hacker The Shadow Brokers che ha infettato 230.000 computer con il sistema operativo Windows in oltre 150 Paesi.

Infatti, il 12 maggio 2017, WannaCry ha infettato anche i sistemi informatici di molte grosse aziende, tra cui: Portugal Telecom, Deutsche Bahn, FedEx, Renault, il Ministero dell’Interno russo, il servizio sanitario inglese e l’università Bicocca.

Questo malware sfrutta una vulnerabilità di Windows chiamata EternalBlue, scoperta dal NSA, National Security Agency, che ha tra i vari compiti proprio quello di contrastare attacchi informatici e proteggere i file dei cittadini americani.

Microsoft diffonde il 14 marzo un aggiornamento per i sistemi Windows supportati, in grado di risolvere la vulnerabilità del sistema. I sistemi infettati dal malware vengono amplificati dal mancato aggiornamento dei sistemi e dall’arretratezza di alcuni di questi; in effetti, molti dei computer infetti avevano come sistema operativo Windows XP che Microsoft smise di aggiornare nel 2012. Contrariamente alla politica dell’azienda, per tamponare l’epidemia Microsoft, il 13 maggio 2017, rilascia l’aggiornamento anche per Windows XP e 8.

WannaCry si diffonde attraverso delle email, che dopo essere state aperte, avviano l’installazione del malware sul computer che viene infettato, colpendo contemporaneamente i device collegati alla stessa rete. Una volta operativo, il malware cripta i file bloccandone l’accesso e aggiunge l’estensione. Impedendone il riavvio del sistema, a questo punto appare un file con all’interno una richiesta di riscatto, inizialmente di 300 dollari ma poi elevati a 600, che l’utente deve pagare in Bitcoin per ottenere lo sblocco dei file. Non vi sono state prove che il pagamento abbia effettivamente portato allo sblocco dei file.

L’attacco è stato rallentato da un ricercatore britannico di 22 anni, che accorgendosi del fatto che prima di infettare un computer WannaCry cercava di contattare un indirizzo web inesistente ed il malware a quel punto si installava sul pc. Il ricercatore ha supposto che questo fosse un kill switch, cioè un meccanismo inserito nel codice dai creatori per bloccarlo, ed acquistando per 16 sterline circa il dominio dall’indirizzo Web ha generato una rapida diminuzione delle infezioni di WannaCry.

In seguito all’attacco informatico, tutto il mondo si è posto delle domande sia sulla correttezza delle agenzie di sicurezza nel trovare vulnerabilità nei OS per sfruttarle o per sorvegliarle, sia riguardo all’utilizzo dei Bitcoin che grazie alla loro quasi impossibile tracciabilità diventano la moneta preferita dagli hacker e da altri criminali, la cui segretezza rappresenta un bisogno.

trio bitcoin

 

A cura di

Emilio Noce

Maria Giustiniano

Salvatore Virdis